Come funziona il raffrescamento a pavimento

16/06/26

Scopri il raffrescamento a pavimento, l’alternativa alla climatizzazione a convezione, che usa il principio fisico dello scambio termico per il condizionamento.

Il comfort climatico è uno degli aspetti fondamentali per la vivibilità degli spazi chiusi e incide sul benessere generale di chi abita gli ambienti. Mantenere gradevoli le temperature interne nei mesi estivi diventa, quindi, un’esigenza importante tanto quanto il riscaldamento nel periodo invernale.

I sistemi di condizionamento più diffusi sono quelli che sfruttano la ventilazione forzata, ma l’evoluzione in ambito impiantistico ha portato alla ribalta nuove soluzioni.

Una tra le più efficienti è la tecnologia radiante a pavimento, che si basa sul trasferimento di calore tra corpi e assicura un raffrescamento omogeneo degli ambienti.

In questo articolo vedremo le caratteristiche di questo sistema silenzioso e completamente invisibile per combattere il caldo negli spazi indoor.

Qual è il funzionamento del raffrescamento a pavimento?

Il raffrescamento a pavimento funziona sfruttando il principio fisico dello scambio di calore per irraggiamento, fino al raggiungimento dell’equilibrio termico.

Un impianto di condizionamento radiante è costituito da un circuito idraulico con una rete di tubi a serpentina realizzati in materiale plastico (per lo più PVC), che viene installato sotto il piano di calpestio.

All’interno dei tubi circola un fluido (acqua o un altro liquido termovettore) con una temperatura generalmente compresa tra i 15 e i 18 °C. Il fluido viene raffreddato grazie all’energia prodotta da un generatore quale, per esempio, una pompa di calore.

Con tale sistema, la temperatura del massetto e della pavimentazione si abbassa per conduzione, diventando inferiore a quella atmosferica. Il pavimento si trasforma, dunque, in una grande superficie fresca.

Poiché l’energia termica fluisce spontaneamente dal corpo più caldo a quello più freddo, il pavimento sottrae calore alle pareti e agli oggetti che sono a contatto con esso e la temperatura dell’ambiente si riduce.

Nei mesi invernali il ciclo può essere invertito, aumentando la temperatura del fluido che circola nei tubi, che di norma viene portata tra i 30 e i 38 °C. Lo stesso impianto può così essere usato anche per il riscaldamento a pavimento.

Quali sono i vantaggi del raffrescamento a pavimento?

Quali sono i vantaggi del raffrescamento a pavimento?

Rispetto ai tradizionali sistemi di condizionamento o climatizzazione a ventilazione forzata, il raffrescamento radiante comporta vantaggi importanti sul piano del benessere, del comfort termico e di quello acustico, nonché sotto il profilo estetico.

Con gli impianti a pavimento si azzerano le correnti d’aria fredda e i fastidi fisici (emicrania, torcicollo, ecc.) che l’esposizione diretta a esse può generare. Si evita, inoltre, il sollevamento di polvere e acari, che danno problemi ai soggetti allergici.

A differenza dei dispositivi che diffondo aria fredda tramite un ventilatore, questi sistemi non producono alcun rumore di fondo e creano un microclima più stabile e omogeneo. Negli ambienti, infatti, non si generano sbalzi di temperatura tra zone più fredde e più calde, a seconda della vicinanza allo split.

L’effetto di tutto questo è una sensazione di freschezza più naturale, molto simile a quella che si prova entrando in una grotta o in un edificio antico con murature di notevole spessore.

Un altro vantaggio non trascurabile degli impianti radianti a pavimento è la loro capacità di integrarsi alla perfezione in qualunque contesto architettonico e di lasciare completamente libere le pareti. Si evitano così l’ingombro e l’impatto estetico di split e termosifoni, in quanto i tubi sono completamente invisibili.

Quanto consuma un sistema di raffrescamento a pavimento

Tra i vantaggi degli impianti radianti non si può non citare anche la maggiore efficienza energetica rispetto a quelli ad aria. A parità di sistema di alimentazione, questo comporta una notevole riduzione dei consumi elettrici, che può essere quantificata in una percentuale tra il 20 e il 30% in meno.

Tale differenza dipende dal fatto che i condizionatori e i climatizzatori sfruttano un ciclo frigorifero a compressione ed espansione, che richiede il raggiungimento di temperature molto basse. Un impianto radiante a pavimento, invece, opera con un fluido termovettore a temperatura nettamente più elevata.

Peraltro, una volta che si arresta la ventilazione forzata, l’ambiente si riscalda rapidamente, per cui occorre tenere i dispositivi in funzione più a lungo. L’inerzia termica del massetto, invece, fa sì che il pavimento si mantenga fresco per diverse ore dopo lo spegnimento del generatore che alimenta il sistema radiante.

Grazie alla maggiore ritenzione dell’energia termica, si riesce ad ammortizzare anche il consumo dei deumidificatori che devono essere installati a corredo dell’impianto.

Poiché funzionano a basso regime e con continuità, inoltre, i sistemi a pavimento evitano i picchi di assorbimento, stabilizzando la richiesta energetica dell’edificio ed evitando l’aumento delle spese e l’eventualità di interruzioni del servizio.

Come funziona il raffrescamento a pavimento

Come evitare la condensa nel raffrescamento a pavimento?

Tra i tanti vantaggi, il raffrescamento a pavimento ha anche un limite tecnico, che consiste nel rischio di formazione di condensa. La progettazione dell’impianto radiante, di conseguenza, deve essere affidata a professionisti di comprovata esperienza.

Il contatto tra l’aria calda e umida delle giornate estive e la superficie fredda del pavimento, infatti, fa sì che il vapore acqueo passi allo stato liquido e si trasformi in goccioline. Se non arginato, questo fenomeno, a lungo andare, comporta il degrado dei materiali e nell’immediato potrebbe causare pericolosi scivoloni.

Per evitare la condensa occorre restare al di sotto del punto di rugiada, usando sonde ambientali per il monitoraggio costante delle condizioni. Bisogna, inoltre, integrare nell’impianto un sistema di deumidificazione adeguatamente dimensionato, che mantenga il livello di umidità relativa entro una determinata soglia di sicurezza (non oltre il 60%).

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