Scopri come ripristinare il cemento armato con i prodotti Weber, analizzando cause del degrado, fasi operative e soluzioni tecniche per strutture sicure.
Molti edifici costruiti nel secondo dopoguerra iniziano a manifestare segni evidenti di usura superficiale, o addirittura strutturale, che mettono a rischio la loro sicurezza e durabilità.
Questo perché il cemento armato, protagonista del boom edilizio italiano grazie all’ottima resistenza e versatilità, inizia a pagare il prezzo del tempo e dell’esposizione agli agenti esterni.
Per evitare che problemi relativamente contenuti si trasformino in interventi complessi e costosi, è bene intervenire sin dai primi segnali visibili sulle pareti. Affidandoti a soluzioni collaudate, capaci di sanare il calcestruzzo, proteggerai le armature nel tempo.
Vediamo qual è il ciclo applicativo studiato dal marchio Weber di Saint-Gobain per accompagnare ogni fase del risanamento, con materiali compatibili, performanti e facili da applicare anche in interventi di manutenzione evoluta.

Il ripristino del cemento armato comprende una serie di interventi utili a recuperare le corrette condizioni di sicurezza e la qualità estetica della superficie muraria.
Come detto, infatti, il calcestruzzo può perdere parte delle sue prestazioni originarie a causa di una combinazione di fattori che agiscono in modo progressivo e spesso silenzioso.
Prima di agire è quindi necessario entrare nel merito dei meccanismi che hanno innescato il degrado della struttura, per non limitarsi a intervenire sugli effetti visibili. Solo conoscendo l’origine del problema è possibile scegliere un ciclo di ripristino capace di garantire una protezione duratura.
Le criticità più frequenti che rendono necessario un intervento immediato sono:
Quando uno di questi fenomeni è in atto, il processo di ripristino è inderogabile e prevede la bonifica del supporto, finché non si presenta compatto e coeso. Ogni frammento di calcestruzzo ammalorato deve essere rimosso meccanicamente e i ferri d’armatura, se scoperti, devono essere puliti dalla ruggine.
In questo modo si arrestano i processi degradativi, prima di procedere alla ricostruzione delle volumetrie per ricreare quello scudo protettivo essenziale per la sicurezza della struttura.

Per pianificare un intervento di ripristino del cemento armato che sia efficace, oltre a conoscere le cause, è importante valutare l’entità del danno.
Limitarsi all’analisi visiva sarebbe un grave errore perché le infiltrazioni d’acqua e i cicli di gelo-disgelo possono aver creato microlesioni interne non visibili a occhio nudo. È necessario quindi eseguire anche test strumentali che vanno a sondare la salute interna della matrice cementizia.
Uno dei metodi più diffusi è quello di saggiare la consistenza del materiale attraverso la percussione con un martello da muratore. È possibile così distinguere il suono secco del calcestruzzo sano da quello cupo e vuoto delle zone soggette a delaminazione.
Per ottenere un dato scientifico sulla vulnerabilità chimica del materiale si ricorre invece al test della fenolftaleina. Spruzzata su una sezione di calcestruzzo fratturato cambia colore in base al livello di acidità presente.
Se il materiale diventa rosa intenso significa che l’alcalinità è ancora elevata e le armature sono protette. Se, invece, rimane incolore siamo in presenza di una carbonatazione profonda che ha ormai annullato le difese naturali del ferro.
In questo caso risulta strategico l’utilizzo di prodotti specifici per la protezione, come la boiacca webertec fer che isola il metallo e ne impedisce il futuro deterioramento.

Una volta eseguita la fase di protezione chimica è possibile cominciare a ricostruire le parti danneggiate. Per il recupero delle zone cementizie mancanti e il riempimento delle lacune create dalla rimozione del materiale ammalorato Weber offre soluzioni specifiche come webertec ripara ultra e webertec ripararapido ultra.
Entrambi i formulati sono classificati come tixotropici R4 per resistere alle sollecitazioni tipiche delle strutture portanti, garantendo un’adesione perfetta al supporto precedentemente trattato. L’applicazione a cazzuola, in uno o più strati di non più di 5 cm, assicura una posa agevole e una buona lavorabilità.
Completata la fase di ripristino volumetrico, si può uniformare la superficie con il rasante webercem RA30 top creando una barriera protettiva anticarbonatazione e preparando il supporto alla finitura finale. Il primer weberprim RA13 e i rivestimenti elastici webercote flexcover L o R contribuiscono alla massima elasticità della facciata.
I sistemi professionali a marchio Weber di Saint-Gobain permettono di affrontare ogni fase con soluzioni affidabili e compatibili, ma è il supporto tecnico a guidare verso le malte giuste. Nei punti vendita del Gruppo Made troverai l’aiuto necessario, confrontandoti con personale qualificato per individuare il ciclo di ripristino più adatto alle condizioni del supporto e alle esigenze dell’intervento.

