C’è bisogno di Housing Sociale

22/02/15

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L’Ance è promotrice con ministero delle Infrastrutture, Cdp e Abi di un nuovo progetto di social housing per far fronte all’emergenza abitativa

Trasformare un punto debole in un punto di forza: questo è il pensiero del presidente di Ance Paolo Buzzetti. L’idea è quella di sfruttare gli immobili inutilizzati detenuti in garanzia dalle banche per offrire casa a chi non ce l’ha. Questo senza ulteriore consumo di suolo ma favorendo la riqualificazione di aree altrimenti dismesse o degradate e rivitalizzando beni non più redditizi. Per Buzzetti, “recuperare l’invenduto per realizzare social housing è una prima proposta, ma per realizzarla servono condizioni fiscali favorevoli. Quello dell’emergenza abitativa è un problema drammatico che va rivisto nel suo complesso, perché sono 30 anni che non si fa nulla e in passato molti interventi sono falliti”. Per il presidente dei costruttori quindi il nuovo modello di social housing dovrà “puntare su una partnership tra pubblico e privato per attirare capitali e riqualificare le periferie, in questo modo si combatte il degrado delle nostre città e allo stesso tempo agevolare la ripresa del settore dell’edilizia”.

Le previsioni demografiche pubblicate dall’Istat per gli anni 2011-2065 stimano per l’Italia una crescita demografica moderata nel prossimo decennio, ma che prosegue nei successivi anni, anche se a ritmi sempre più rallentati. In particolare, le previsioni (scenario centrale) stimano che la punta massima di popolazione si raggiungerà nel 2041 con 63,9 milioni di residenti, per poi avviarsi un lento declino.

Ulteriore dato che caratterizza la struttura della popolazione è quello relativo all’età. Le previsioni dell’Istat, scenario centrale, indicano che le fasce di popolazione comprese tra 0 e 29 anni diminuiranno lentamente da qui al 2051, si ridurrà drasticamente la fascia da 30 a 44 e, a seguire, quella dai 45 ai 64 anni, mentre in progressivo aumento risulteranno quelle sopra i 65 anni. Non vi è dubbio che la condizione abitativa dei giovani e quella delle persone anziane rappresentino una sfida per la politica.

Il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie ha reso molto più difficile l’accesso all’abitazione e per le fasce più deboli è divenuto problematico sostenere le spese legate all’abitazione. In Italia le abitazioni in affitto rappresentano il 19% dello stock totale, una quota nettamente inferiore rispetto a quelle degli altri Paesi europei come Germania (58%) e Francia (39%). La differenza tra i diversi sistemi abitativi nazionali si amplia se si guarda all’offerta di abitazioni sociali. In Italia, risultano 4 abitazioni di edilizia sociale per 100 abitazioni occupate, una quota nettamente inferiore a quella di molti Paesi europei, pari a 32% in Olanda, a 23% in Austria, a 18% nel Regno Unito, a 17% in Francia ed a 16% in Finlandia.

(Fonte: infobuild.it)

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